Stefano Ronchi

di Lina Vergara Huilcamán

Vorrei solo concentrami sulla mia pittura, sulla mia ricerca.

Ho ventinove anni e da un anno abito a Milano. Faccio il pittore professionista da tre. Sono venuto a Milano perché ho conosciuto un mecenate, figura che ancora esiste, che in cambio di un po’ di quadri mi permette di stare qui. Pago l’affitto con i miei quadri. L’ho conosciuto grazie alla salumeria dei miei genitori che sta qui di fianco, e dove sono esposti alcuni dei miei lavori. Lui li ha visti, gli sono piaciuti, e sono potuto venire ad abitare qui, in questo posto bellissimo, vivo, pieno di gente, di belle persone. Il mio obiettivo è andare all’estero, perché in Italia l’arte giovane viene valutata più a livello di curriculum che per quello che fai nella pratica. Devi avere già fatto una personale, oppure devi avere dei soldi. Devi pagare per esporre. Ma io non ho mai un euro. Non ho mai un euro. Però sono contento di poter campare così. Anche se mi piacerebbe trovare un gallerista che decida di puntare su di me. Se sei fondamentalmente un pittore, e devi pensare a tutto l’aspetto economico, logistico, diventa difficile fare il pittore al 100%. Io faccio il pittore. Ho reinterpretato il karma e tutte queste cose buddiste e le ho fatte mie e mi aiutano a essere sempre positivo. La negatività, tutta la cattiveria, io le butto dentro ai miei quadri. Quando soffro di ansia, paranoia, prendo la mia matitina e butto dentro al quadro. Per questo sono tutti pieni di mostri, di morte... serve per esorcizzare, è quasi una terapia. Sì, mi viene l’ansia per qualsiasi cosa. Ansia. Ansia... per qualsiasi cosa.
Il disegno e la pittura mi hanno aiutato enormemente, sia a trovare me stesso sia a gestire me stesso. Anche se vado da amici e si blocca un po’ la situazione perché sono un timido, io ho la mia moleskine e disegno. Il mio schermo. Io sto lì, disegno e sto meglio. E poi baratto anche questi piccoli disegni. Sono come soldi per comprare cose di cui posso avere bisogno. L’unica cosa che può fare un artista senza soldi come me, per pagare l’affitto, i tatuaggi, le magliette, qualsiasi cosa... la birra, le canne... il baratto! Fra poco vado a Londra, soprattutto perché seguo l’amore, la mia fidanzata, però spero di poter fare quel salto che mi permetta anche di avere qualche soldino, perché non mi fanno schifo, vorrei comprare un Dylan Dog in edicola. Mi piacciono le prime uscite, io comprerei sempre le prime uscite. La tazzina, i mostriciattoli, ne comprerei un sacco... e poi viaggiare… vorrei andare in America. Non ho il sogno americano, però tutti gli artisti che sono andati in America: Piazza, Rivabene... sono andati là e là, cacchio, sono più apprezzati, soprattutto se sei un italiano un po’ più fine che ha fatto l’accademia, che ha fatto Brera... ma a Milano se hai fatto Brera sembra che fai schifo. Addirittura presentarsi come pittore non è bene, io infatti mi presento sempre come illustratore, perché un pittore sembra che non faccia niente, illustratore invece già ti prendono un po’ più sul serio. Vorrei andare e trovare qualcuno che si prenda cura di me... Mettetemi in uno scantinato come Basquiat! Basta che mi diano cibo e acqua, e io non mi muovo, tanto già non mi muovo adesso. Non sono tagliato a livello di economia, ho sempre qualcuno che mi aiuta. Io non venderei i miei quadri, vorrei avere un muro con tutti i miei lavori, il fregio e la vita di Munch, ma ho bisogno di soldi, quindi tutte le volte un pezzo della mia vita va via, un pezzo a Roma, un pezzo a Londra. Mi piacerebbe avere tutti i miei quadri, e se qualcuno vuole vederli viene a casa. Io sono qui. Mi chiamano i galleristi, ma vogliono essere pagati. Per esporre dovrei pagare. Perché devo pagare io? Lo so, è un investimento, perché magari se fai la mostra vendi e ti ripaghi, ma io non ho soldi. A parte che qui in Italia è tutto sbagliato. Alla Tate Gallery è gratis, in Italia se devi vedere qualcosa sono 15 euro. All’estero ti dicono che l’Italia è un museo a cielo aperto, sì, ma per vedere devi pagare. Per forza i giovani non vanno nei musei. Se voglio vedere Klimt a Palazzo Reale sono 15 euro, se invece vado al cinema a vedere Il pianeta delle scimmie in 3D spendo 6 euro...  dove vado? Al cinema! E tutto si appiattisce. I giovani li fanno scappare! A parte che non trovi lavoro. Per me l’arte è tutto, e devo già fare le mie cose: c’è la lavatrice, l’asciugatrice e un milione di cose da fare, se devo anche autopromuovermi, chi è che dipinge? Se devo anche seguire le mail, i social... quando è che riesco a dipingere? Io voglio solo dipingere. Il gallerista o il curatore sono quelli che si dovrebbero occupare di queste cose per me. Così adesso me ne vado e vedo se da un’altra parte sono più apprezzato.
A Milano mi è passata la voglia. Mi dicono che sono inquietante, ma se li guardi i miei quadri sono pieni di cagatine divertenti, ma per loro non ha senso, per loro sono solo disegni, non conta che io abbia impiegato un anno a farli. Per me l’arte è prendere la ricerca di uno che muore e portarla avanti fino a che muori anche tu, così poi quando io sarò morto qualcuno prenderà la mia ricerca e la porterà avanti. È un flusso continuo. La vita del pittore non ha senso. Sì, ha senso: l’immortalità, sperare che tra 500 anni qualcuno studi le mie cose e porti avanti la mia ricerca... è un bello stimolo. Vedere Michelangelo e Leonardo... 500 anni che sono morti... la tua vita che ti sopravvive, ma vorrei essere riconosciuto prima di morire. Conservo tutte le mie matite, i miei moccini, perché se un giorno mi invitano alla Biennale, o Art Basel, che sono poi gli obiettivi nell’arte, io farei una mostra dei miei moccini: ecco, queste sono tutte le matite che ho usato per arrivare qui, direi. Egocentrismo. Io voglio fare la mostra. Il mio lavoro serve per essere visto. Esiste anche un rapporto tra me e l’arte, la mia terapia, ma voglio essere visto. Confrontarmi con i maestri e pensare di poter essere considerato un maestro per me è uno stimolo e tutto dovrà essere perfetto, così io passo con la lente e guardo tutto minuziosamente perché tutto deve e dovrà essere perfetto. Cerco la tranquillità economica. La mia paranoia sono i soldi. Come pagare l’affitto. Vorrei solo concentrami sulla mia pittura, sulla mia ricerca.

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