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IL BAMBINO LUNARE

di Ivan Cenzi

È andata così – tua madre sanguinava.
I medici aprirono il corpo della donna, e la salvarono. Perché devi sapere che, a dispetto di tutta la crudeltà e la barbarie, gli uomini fanno anche questo, si tengono in vita l’un l’altro.
Tua madre era fuori pericolo, ma i medici vollero comprendere il perché di tutto quel sangue (altra cosa umana, cercare di capire). La carne si fece scrigno rivelando il segreto rimasto nascosto fino ad allora, di cui nemmeno la donna era consapevole: videro te.
Avevi lottato per affiorare, e avevi fallito.
Ti chiamarono extrauterino, ma davvero sei extraterrestre. Dal buio delle viscere di tua madre passasti alla lucida trasparenza del liquido che ti avrebbe impedito di dissolverti. Fluttuanti, i tuoi piedi non hanno mai sfiorato questo pianeta. Non hai toccato terra, non sei atterrato. La nostra amara dimensione non ti ha potuto intaccare.
Fuori dal tempo – dal tempo degli uomini, perlomeno – te ne stai sospeso e immoto.
Sono stato io a reperire un antico vaso, soffiato più di un secolo fa da un artigiano che abitava in un lontano continente, per rendere onore alla tua bellezza aliena. Delicatamente ho immerso nella soluzione le minuscole, candide membra, come fossero reliquie sacre e io ne fossi l’umile custode.
Ora tu guardi dalla mensola, soffuso di lucore.
Ti parlo ma è come se mi rivolgessi alla mia stessa meraviglia. Soltanto un folle si aspetterebbe risposte da un mistero.
Cosa sai tu dell’Universo?
Forse la vita è preziosa e rara. Forse, invece, è più simile a una muffa, un muschio che si attacca alla minima superficie, a qualsiasi roccia riesca a trovare nel freddo del cosmo.
Quali sogni hai sognato?
Forse per un breve momento hai avvertito il calore, l’antica e familiare sensazione, poiché tutti sappiamo come nascere, e come morire. Forse, invece, la tua forma incompleta non ti ha lasciato percepire né l’inizio né la fine.
Che cosa vedi quando mi osservi, affacciato là dentro?
Forse ai tuoi occhi il mio dolore ha un significato. Forse, invece, è la mera conseguenza dell’aver perseverato nel vivere.
Tu che sei fuori dai giochi, tu che sei fuori dal mondo. Tu che hai conosciuto l’essenziale – prendere forma e scomparire – senza che il tuo sentire fosse offuscato da parole, pensieri, emozioni. Tu, che del cuore hai saputo solo l’effimera vertigine.
Dimmi. Come possiamo andare avanti, noi accecati e feriti, noi piombati nel pantano, noi della stirpe che ha bruciato le ali cercando di raggiungere il sole?
“Non combattere. Rallenta i crolli. Rilascia i muscoli. Lasciati conquistare.”
Così mi pare sussurri il Bambino Lunare.
“Non si può cadere. Non c’è nulla che tu debba fare.”