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IL SORRISO DI JOHNNY ECK

di Ivan Cenzi

Secondo il Catechismo Cattolico, “la fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. (...) La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni”.
Le persone che riescono a perseverare a ogni costo, a dispetto degli ostacoli, senza perdersi d’animo – queste persone le si può riconoscere dal sorriso. Il loro è infatti un sorriso particolare, luminoso, da cui trapela l’intima convinzione che tutto, in fondo, sia degno di entusiasmo.
Un simile sorriso, chi ha visto Freaks (1932) di Tod Browning non può più dimenticarlo: è quello che compare sul volto di Half-Boy, il “ragazzo a metà” che scorrazzava fra i tendoni del circo in equilibrio sulle sue mani, esibendo un costante buonumore e una signorilità sorprendente. Durante la sua brillante carriera nello showbiz venne chiamato in molti modi, da “tronco umano” a “il più rimarchevole uomo della Terra”, a “il Re dei Freaks”. Ma il suo vero nome era John Eckhardt, e a dispetto delle apparenze era più “completo” di molti altri artisti.
Nato nel 1911 insieme a un gemello normalmente dotato di gambe, il giovane Johnny non si lasciò mai scoraggiare dalla rara malformazione (agenesia sacrale) che l’aveva colpito. “Perché mai dovrei volerle?” rispondeva a chi gli chiedeva se non gli dispiacesse essere senza gambe. “Poi mi toccherebbe stirarmi i pantaloni”.
Si unì al sideshow per la prima volta all’età di dodici anni, e divenne presto una star. Lavorò nei circhi più prestigiosi, fra cui i Ringling Bros e Barnum & Bailey, con il fratello Robert sempre al suo fianco. Il legame tra i due era così forte che l’unica volta che Johnny si allontanò fu appunto per recitare in Freaks. Purtroppo il film scatenò un putiferio, venne censurato e sequestrato, distruggendo la carriera del regista e assurgendo a nuova gloria soltanto negli anni ’60 grazie ai Cahiers du cinéma.
Nonostante la carriera cinematografica mai decollata, Johnny Eck visse negli anni ’30 il suo periodo di maggior fortuna. Famoso, corteggiato da tutti i circhi, si esibiva in prove di agilità saltando, correndo sulle mani ed eseguendo la sua iconica posa in equilibrio su un solo braccio. Guidava un’automobile che egli stesso, appassionato di meccanica, aveva modificato appositamente. Essendo inoltre un eccellente pianista, per un periodo ebbe addirittura un’orchestra tutta sua, in cui ovviamente suonava anche Robert. Insieme al fratello aveva escogitato anche un’elaborata illusione: un mago fingeva di segare a metà Robert, scelto “a caso” fra il pubblico, ma in realtà era Johnny che saltava fuori dalla scatola, e cominciava a rincorrere le sue “gambe” (messe in movimento da un nano nascosto al loro interno).
Quando infine i sideshow cominciarono a sparire, Johnny si ritirò nella casa in cui aveva sempre vissuto con il fratello. Anche se allietata da numerose visite di fan (soprattutto dopo la riedizione in video di Freaks), la sua vecchiaia non fu delle più felici. Finì perfino derubato e tenuto in ostaggio da due delinquenti per sette ore assieme a Robert; dopo questo episodio di violenza, la reclusione dei due divenne totale. “Se voglio vedere dei freak” affermava Johnny “mi basta guardare fuori dalla finestra”.
Ma, nonostante il suo ritiro dalle scene, tutti coloro che avevano lavorato con Johnny ne ricordavano i modi raffinati e gentili, la bontà e la grande forza d’animo. Era un sentimento ricambiato: “Ho conosciuto centinaia, migliaia di persone, e nessuna migliore dei nani e le gemelle siamesi e l’uomo bruco e la donna barbuta e le foche umane con quelle piccole pinne al posto delle mani. Non ho mai chiesto loro nulla di imbarazzante né loro a me, e mio dio, è stata una grande avventura”.
Johnny Eck morì nel 1991, e con lui si spense uno dei sorrisi più belli dell’epoca aurea dei circhi itineranti.