un brindisi. e una pausa. a come talvolta dimentichiamo la “forma” e ci abbandoniamo ai nostri istinti. quelli più alti. quelli più bassi.
all’incommensurabile amore. sempre l’amore. che per fortuna a tratti sbiadisce.
a tutti i bambini che si abbandonano alle braccia di chi li deve proteggere.
a tutti noi animali. umani. umanimali. e al destino.
alle nostre solitudini che non si parlano e spesso non si ascoltano. ma lasciano nello spazio elettronico tante piccole memorie. tante piccole bottiglie.
agli oggetti. cose. che raccontano una parte del nostro passato e che per strada ci salutano. al nostro passaggio. per chi ha ancora il tempo di guardare fuori dal finestrino. e osservare. e pensare. e immaginare. ma soprattutto ascoltare.
a come abbiamo abbandonato la nostra anima. la nostra cultura. la nostra personale e individuale crescita spinta dalla curiosità. solo la curiosità sana e giovane. fresca e inconsapevole. innocente. che segue una serie di coincidenze che poi tutto si riveleranno fuorché casuali. a come ci siamo abbandonati all’educazione. quello che ci hanno insegnato. che ci hanno detto. abbandonati a quel che diranno. abbandonati al sistema. (nostro?)
abbandonati alla fede. o dalla fede.
abbandonati a noi stessi e alla nostra smania di essere. di diventare. per poi di fronte allo specchio non riuscire a guardare dentro all’immensità e profondità del nostro sguardo.
un brindisi e una pausa a come siamo – forse – stati abbandonati dal futuro. come case invase dalla natura. ci siamo lasciati andare. e forse anche noi siamo/saremo affascinanti. e oggetto di foto e illustrazioni e testi. lo dirà il tempo. lo diranno quelli che nasceranno domani. quando ci incontreranno. e ci guarderanno.
soprattutto un invito ad abbandonarvi nelle mani di voi stessi. dei vostri sogni. e desideri.
e un ringraziamento a una serie di (s?)fortunati incontri. peter sloterdijk. james frey. violetta la timida. la farmacia abbandonata di abadin in galizia. lemony snicket. la mia bicicletta di seconda mano.
a michael nyman e al cuore che chiede piacere.
ma soprattutto ai casolari abbandonati della via emilia tra castelfranco e bologna in quella mattina in cui sono salita su quella bicicletta e a quella velocità. con quel caldo. di quel sabato di fine agosto di due anni fa. in cui ho potuto pedalare. pensare. guardare. sognare. e nel tempo elaborare la proposta di questo tema che spero sia di vostro gradimento.
cordialmente.