Editoriale

di Francesca Del Moro

Il 21 marzo non è solo l’inizio della primavera ma è la data scelta dall’UNESCO per la giornata mondiale della poesia. Ogni anno piazze, locali, teatri, librerie e biblioteche ospitano rassegne, presentazioni di libri e autori, nonché letture spesso teatralizzate o accompagnate dalla musica. Abbiamo deciso di festeggiare l’evento anche su queste pagine, invitando i poeti a riflettere sulla propria arte e a esplicitarne gli intenti. Dal conflitto tra se stessa e il sé poetico di Rita Galbucci al valore storico e civile dei poeti celebrato da Maurizio Landini, dal ruolo di guida e conforto auspicato da Nina Nasilli fino alla rivolta del linguaggio violento e violentato di Alessandra Carnaroli: le quattro opere scelte vibrano su toni profondamente diversi, dandoci un’idea delle molteplici possibilità della poesia.

Dice che gridiamo al lupo

di Alessandra Carnaroli

Dice che gridiamo al lupo, al lupo, senza un lupo, tranne nella miamente bacata e malata un errore della natura certe donne maltrattate e violente diceState attentequando arriverrà il lupo, perché prima o poi, arriverà, non ci crederà più nessuno, le miepeggiori nemiche, le donne “quelle sane” non diaboliche come noi che scriviamo Il malore lodore il fiume la ganascia frasca in fascia spreme lo sai che una donna muore muore e allora bene! Se avanza striscia di pancia arranca non è vero che un uomo uccide uccidono uguali le donne gli uomini scrivono uguali.
Al lupo all’uomo nero nerone incendia la scarpa il forno il gallo scrivo di donna morta donna spianata ginnasta del letto del piano in acciaio brilla lamiera dentale la lastra mi ha rotto la faccia un occhio scrivo per l’occhio che hai perso l’udito il timpano aperto il pensiero misero di farla nel letto scrivo da donna di donna  che niente è vero niente il lamento è fumo è cane è cagna il letame la merda la cerca come mosca
Scrivo poesia che dice donna dannata mischiata alla spugna alla spranga al sugo tirato fuori dal sacco da un freezer disastro. Servono donne per scrivere pancia tirare il lupo dalla pancia la bestia che sterza sull’anca la bestia che scappa al piano di sotto, la stanza
Fuori dalla stanza la stanza è rivolta la poesia è nostra. È lotta. Nella cucina divelta.

Di me non sono contenta

di Rita Galbucci

Di me non sono contenta
mi peso come un difetto.
Mi schiaccia il paragone
di essere ciò che sono
eppure stralunata
da poetiche visioni.

Sono sfinita da questa
passione senza sosta
che tradisco e dalla quale
sono sempre tradita.

Il giorno dei morti

di Maurizio Landini

Mi piace pensare
che le radici dell’Europa
siano fatte anche dei poeti
che abbiamo sepolto

in fretta e furia:
le loro penne
tengono la terra
e quanto ci sta sopra;

passano fiumi di fango e pianto
ma se ascoltiamo,
là sotto
si muovono ancora.

raccogli

di Nina Nasilli

raccogli
POETA
quel dolore che sa di sale e limone
nel tuo cesto improvvisato
per emergenze d’amore interrotto o abbandonato

ci sono teneri brandelli (bucce …)
di carne dolce
immacolata:
cercano un posto per riposare
fuori da una tempesta che li fa gridare
come uccelli (tra le foglie – strappate):    
ali in cerca
ancora
del nido perduto

fatti mezzo – incosciente
e giusto di tua incoscienza –
tra il verde di natura pastoso e il verde-Saffo di pallore umano
diventa – puoi! – per un giorno soltanto
/un minuto soltanto – o quattro/
più piccolo che grande
                          vate
per essere consolazione
che dura quanto una carezza sul capo
parola di com-patimento
e rendi all’amicizia inesperta
il segno di una prospettiva
anche solo abbozzata

una scatola disegnata
una strada
una via
un nuovo altrove