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Categoria: Opponiamoci

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Il Lupo sul Tamburo, Un viaggio nella musica kazaka

Un viaggio alla scoperta del Kazakhstan ,della sua musica e dei suoi straordinari cantanti e strumentisti, in compagnia di Carlo Siliotto il compositore italiano che lavora da molti anni per il cinema tra Roma e Los Angeles.

Incaricato di comporre le musiche per un nuovo film lascia la sua casa di Hollywood ed attraversa il Kazakistan alla ricerca della musica nomade e di umori e suggestioni indispensabili per il lavoro che dovrà realizzare.

La musica nomade kazaka e la sua tradizione sta riemergendo dalle tenebre della repressione sovietica e dal punto di vista compositivo è una musica ricca di canoni, codici e storie. Ma anche misteri perché, ci dice Siliotto, come nella cultura, anche nella musica kazaka la figura dello sciamano è centrale.

È stato proprio un tamburo sciamanico, che gli fu regalato in Kazahstan dall'artista- sciamano Moldekul nel suo primo viaggio nella terra dei nomadi Kazaki a scatenare il suo interesse per quella musica.

Tornato a Los Angeles lo appese al muro del suo studio e sulla sua pelle una sera, forse per dei giochi di luce, apparve come per "magia" la testa di un lupo.

Secondo lo sciamano Moldekul, l' apparizione del lupo sul quel tamburo indicava un segno divino dell' energia naturale ed era un invito a ritornare.

Il film ci porta da una parte all'altra dell'immenso Kazakstan alla ricerca di questi simboli in cui sono coinvolti musicisti e interpreti del "nomadismo" kazako che si accompagnano con strumenti tradizionali come il kobyz (un violino verticale) e il dombra (una chitarra a due corde), capaci di imitare i suoni della natura, una musica intimamente collegata alle forze naturali e spirituali intorno a storie umane. Suoni antichi ma nuovissimi per il mondo d' oggi.

Regia: Nello Correale
Anno di produzione: 2013
Ambientazione: Kazakhstan

Forza Paolo! ...in culo alla balena, evviva Zaira

Un abbraccio, un saluto a pugno chiuso, a Paolo Pietrangeli, alle sua rabbia allegra, da parte dei compagni del collettivo "Opponiamoci" e dei compagni dell'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, custode prezioso delle immagini di questa e di tante storie.

Un'altra utopia: la città del sole

di Ugo Adilardi, Marco Casodi, Tommaso D'Elia, Milena Fiore
Una bella storia. La storia di chi ha creduto che i "diversi" -in questo caso i pazienti psichiatrici- possano e debbano avere una esistenza "normale".

E ha dimostrato che si può fare, che questa utopia -come tante altre- è realizzabile.

La fondazione "la città del sole" da più di venti anni lavora con i pazienti psichiatrici e nel corso del tempo ha costruito con loro straordinarie attività, un modello abitativo inclusivo e non isolato: una stazione radio divertente e fantasiosa, un apprezzatissimo festival di cinema, un ristorante coi fiocchi.

E non è finita qui... gli operatori e Matteo e Vanni e gli altri (a cui è impossibile non voler bene) sono pronti per altre esemplari imprese.

Utopia/utopie

Con questo film del collettivo Opponiamoci, continuiamo la nostra galoppata tra le Utopie. Un video a più mani, un tentativo degli autori di Opponiamoci di rappresentare attraverso immagini e suoni il concetto di Utopia. Buona visione…

Un video curato dal Collettivo Opponiamoci
E in particolare per il montaggio da Elena Caronia, Paolo Paci, Dario Bellini, Ugo Adilardi

Sante Notarnicola

Fuorilegge, Poeta, Bandito senza tempo
di Paolo Di Nicola & Collettivo Opponiamoci con Daniele Pifano Vittorio Giorno Tano D’Amico Marino Severini Giulio Magnani

Realizzato in tempo di pandemia quand’era difficile muoversi, sono entrato in un’ideale stanza della memoria ed ho iniziato a svolgere vecchie pellicole, che poi ho legato insieme a riprese e testimonianze odierne, fino a comporre un racconto “senza tempo” come fosse un film, ma senza un inizio, e senza neppure una fine.

Era il 22 Marzo 2021 primo giorno di primavera, e moriva Sante Notarnicola.

L'utopia. Viaggio al termine della pandemia

Lei è all’orizzonte irraggiungibile.

a cosa serve l’utopia?

serve a camminare sui volti di ferro schiacciato in smorfia dolorosa nell'installazione nel museo della shoah di Berlino

a trovare un'uscita oltre il buio

che cos’è l’utopia?

è un non luogo …però c'è sempre un però …risponde il compositore Antonello Neri all'interno di una cava di pomice

La pandemia è un portale tra un mondo e un altro da attraversare utopicamente ricchi di immaginazione alla ricerca continua di una nuova visione

continuando a camminare….

Video a cura di Elena Caronia

Barricate di sogni

realizzato da Paolo Di Nicola e collettivo Opponiamoci

Di cosa sono fatti i sogni?

Mosaici che si compongono o si disperdono ulteriormente a formare un altro immaginario.

Questo video su La Comune di Parigi è il frutto di una suggestione, e l’ho realizzato proprio come un sogno, apparentemente senza un filo conduttore, sulle tracce della Comune

Mi hanno accompagnato nella visione, in primis Stefano Arrighetti e il patrimonio sonoro dell’Istituto Ernesto De Martino Marino e Sandro Severini Gianluca Spirito, Annamaria Bruni, Alessandro Mazziotti Gianni Di Folco, Astrid e Gianni Berardi, Francesco di Gregorio e Micky Guns, Giovanna Marini e Coro, Marco Maugeri e Fiorenzo Izzi, Paolo Pietrangeli, i Disertori etc

Le immagini di repertorio provengono dal De Martino e da film sovietici, Nuova Babilonia di Kozincev e Ttrauberg del 1929, Sciopero di Eisenstejn etc conservati dall’Aamod più varie illustrazioni trovate su internet.

I testi recitati sono: Il Manifesto della Comune e la poesia di Maiakovskij “Alla Comune” e estratti da I giorni della Comune di Bertolt Brecht

Se lo si fa da soli il sogno resta sogno, ma se il sogno è condiviso in tanti , è facile che diventi realtà.

Per arrivare a oggi, 150 anni dopo, la nave di Bansky che presta soccorso ai migranti in mare, si chiama Louise Michel, che fu una Comunarda.

Utopia/utopie - Rototom il più grande festival reggae del mondo

Il Rototom Sunsplash. Un piccolo gruppo tenuto insieme da grandi sentimenti Tanta fatica, pochi soldi, tanta musica. Il Friuli, la provincia italiana, e poi la Spagna. Una grande scommessa: coniugare amicizia e lavoro, etica e progettualità. Oggi il più grande festival di musica reggae del mondo. Inseguire il sogno ad occhi aperti.

Fin dagli esordi tante sono state le difficoltà e le battaglie da sostenere per portare avanti il lavoro, oggi con una pandemia in atto non ci si perde d’animo.

Questo video ripercorre la storia e le strade dell’Utopia (realizzata) del Rototom.

Video a cura di Tommaso D’Elia e Simone Pallicca

El utópico andante… pero sueña con los ojos abiertos

Il collettivo di film maker Opponiamoci inizia con questo nuovo filmato-omaggio a Fernando Birri un nuovo percorso chiamato Utopia/utopie.

Fernando Birri, poeta, regista, film maker, fondatore ed inventore della scuola di cinema di Cuba insieme a Gabriel García Márquez, rappresenta per noi un ‘cacciatore di sogni’. Ma come lui stesso diceva ‘sempre ad occhi aperti’. Un simbolo dunque ed un segnale di speranza per un mondo diverso e migliore. Buona visione

«Io faccio due passi, lei ne fa due, e l'orizzonte corre dieci passi più in là. Allora, per cosa funziona l'Utopia? Per questo: serve per camminare!» Con le parole del nostro amico Fernando Birri, cineasta, teorico, visionario, burattinaio, poeta, attore, pittore, in sintesi utopista concreto. Con le sue parole il film di montaggio realizzato da Monica Maurer, Ugo Adilardi e Milena Fiore

Mio fratello che guardi il mondo. La morte di Moussa Balde e altre storie tra frontiere e CPR

Ancora un morto di stato, figlio dell’indifferenza, del cinismo e del razzismo delle nostre istituzioni. Questa volta a morire è un ragazzo di 22 anni, Mamodou Moussa Balde, africano della Guinea, morto suicida, dopo essere stato massacrato da tre razzisti e poi (poiché era un clandestino colpito da un provvedimento di espulsione) carcerato nel CPR di Torino, dove è stato lasciato morire in una gabbia da pollaio. «Gli sono stati negati i diritti più elementari e hanno calpestato la sua dignità. –ha detto Monica Gallo, garante dei detenuti della città- Nonostante i dieci giorni di prognosi, è stato trasferito nel Cpr, dove non gli è stato concesso il diritto di essere registrato con le proprie corrette generalità, dove nessuno si è interessato ad ascoltare la sua storia, arrivando alla violazione del più fondamentale dei diritti, quello alla vita». Condannato a morte solo perché nero, povero e nato dall’altra parte del Mediterraneo. Ma, come ha detto l’avvocato Gianluca Vitale, sono tante le mani che hanno stretto attorno al collo di Moussa Balde il lenzuolo con cui si è impiccato: da quelle dei poliziotti della questura d’Imperia al giudice di pace del CPR di Torino, dai medici e dai sorveglianti che hanno fatto finta di niente ai tre ministri degli interni (Minniti, Salvini e Lamorgese) che hanno ideato, costruito e protetto l’orrore disumano dei CPR. Cioè il simbolo stesso del sistema repressivo che è alla base delle politiche italiane ed europee in materia di immigrazione. Politiche volte chiaramente alla criminalizzazione del cosiddetto migrante “clandestino” e al progressivo svuotamento del diritto di asilo.

Non potevamo non occuparci di Mamodou Moussa Balde e della sua tragica storia, così come del contesto razzista in cui è maturata tra frontiere, fortezze, ricatti, violazione di diritti e carcere. Il film è stato realizzato da Giandomenico Curi, montato da Mario Gianni, con la collaborazione di Eros Achiardi (sono sue molte delle immagini di Ventimiglia),