L’ospite

di Guadalupe Nettel

Per strada i ciechi possono sembrare membri di una qualche setta. Il modo in cui camminano, l’espressione del loro volto… sembra che approfittino di ogni secondo di silenzio per perdersi in meditazioni su tutto ciò che non possono vedere. Tutti i ciechi hanno qualcosa di identico, come un talismano, ma in queste similitudini ci sono anche delle differenze: alcuni camminano per la strada come se la vita fosse una lunghissima passeggiata, il loro ritmo è lento e tranquillo. Ci sono quelli che avanzano con superbia, con maestosità, ci sono quelli che sembrano galleggiare. Alcuni cercano di riconoscere le strade ma non hanno destinazione né orario. Tra questi ci sono i ciechi che procedono con grandi cani legati ai polsi, quelli che troviamo nei parchi e sono capaci di restare per ore su una panchina a contemplare il giorno con un atteggiamento incomprensibile, che fa tenerezza. Ci sono anche i ciechi sportivi che camminano con le scarpe da ginnastica e indossano la tuta; quelli che fingono di vedere; quelli che portano la cecità come se fosse un fardello che ogni giorno li santifica e li distingue dagli esseri comuni; i  ciechi che vanno all’università e sono in genere studenti seri, attenti. Gli anziani ciechi che non lo sono da sempre e accettano la situazione quasi fosse una tappa della vecchiaia, come un modo più tranquillo di comprendere il mondo. Le donne bellissime e cieche che conoscono perfettamente il piacere di provocare sconcerto nei passanti e sanno di essere osservate. I bambini che vedono molto poco, quelli che non hanno mai veduto e vivono un’infanzia al buio, posseggono i propri giochi, parlano con gli animali. I ciechi da osteria, quelli del bordello, gli scultori ciechi, maestri della forma, i musicisti ciechi, i pianisti, i mendicanti ciechi, i ciechi deformi, con la gobba, i ciechi dagli occhiali scuri, i monaci ciechi, gli assassini, gli stupratori ciechi, le madri cieche, i ciechi milionari pieni di servitori e solitudine, i ciechi di colore, sovrani del ritmo, i ciechi del manicomio, gli scrittori ciechi che sono, in fondo, sempre lo stesso scrittore. Io li avevo osservati e catalogati, soprattutto dopo il mio ingresso all’Istituto, ma continuavano a sembrarmi sfuggenti.

El huésped, editorial Anagrama