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Pepe’s bar

di Manu Espada

Jacinto scende dall’impalcatura. Fa caldo, perciò si toglie il casco, la parte di sopra della tuta da lavoro, e rimane con una canottiera che lascia in vista i suoi tatuaggi. Si asciuga il sudore con un fazzoletto e cerca un bar in cui pranzare. Appena dietro l’angolo ce n’è uno. Su una logora insegna di Pepsi-Cola si riesce a leggere Bar Pepe, anche se manca la prima “e”. Apre la porta e si siede su uno sgabello di legno con una gamba traballante. Il pavimento è ricoperto di segatura per nascondere qualche tipo di sporcizia, e sopra la segatura riposano tovaglioli raggrinziti e mozziconi di sigaro. Sul bancone c’è una vetrina ricoperta di unto con piattini di torreznos e patatas bravas. Ci sono quattro tavolini. Tre sono vuoti, e intorno all’altro stanno giocando a mus.
«Punto tutto» dice Woody Allen.
Non è un tipo che somiglia a Woody Allen, no. È proprio Woody Allen. Jacinto prende uno stuzzicadenti e se lo infila in bocca incredulo. Il compagno di squadra del famoso regista è il suo attore preferito: Kevin Bacon.
«Cazzo» si fa sfuggire Jacinto.
Gli avversari di Allen e Bacon pensano se vedere la puntata. Bruce Springsteen fa per aprir bocca, ma Stallone minaccia di spezzargli il collo se sta al gioco. Jacinto si alza in piedi, ma in quel momento la cameriera esce dalla cucina.
«Cosa desidera?» gli chiede Margaret Thatcher asciugandosi le mani con uno straccio.
Prima che abbia il tempo di rispondere entra nel bar Jackie Chan con un mucchio di CD pirata che cerca di vendere ai giocatori di mus. Dietro di lui arriva un nutrito gruppo di clienti guidati da Paul Auster, lo scrittore preferito di Jacinto. Insieme a lui ci sono Madonna, Bill Clinton, Tiger Woods, Rania di Giordania, Cristiano Ronaldo, George Clooney, Britney Spears e Roger Federer. Rania ordina delle patatas meneás e un boccale di birra, George un vermouth e delle olive, ma quando Bill chiede un J&B e cola, la cameriera risponde che prima deve servire Jacinto. Paul Auster spalanca gli occhi quando incrocia il volto del muratore. Gli si avvicina ed esclama: «Mio Dio! Tu qui! Cosa ci fai al bar Pepe? Non ci posso credere». A Jacinto cade lo stuzzicadenti di bocca mentre solleva il dito indice.
«Dice a me?» chiede, mentre Madonna sbanca la slot machine.
Paul Auster gli sbatte in faccia la sua modestia e gli chiede un autografo.
«È per mia moglie, in famiglia siamo tutti suoi grandi ammiratori» dice con gioia.
Jacinto prende un tovagliolo, la Bic Cristal che porta nel taschino della tuta per segnare le travi e scrive: «A Paul Auster, con affetto. Firmato, un fan». Paul Auster lo legge, lo abbraccia tutto emozionato e sul punto di piangere, e Jacinto chiede a Margaret Thatcher di portargli una Fanta Limone e un panino al chorizo di Pamplona. Al tavolino accanto, Bruce ha visto la puntata di Woody, sotto lo sguardo assassino di Stallone.

Racconto tratto dal libro Zoom. Ciento y pico novelas a escala, Talentura, 2017.
Manu Espada ha pubblicato le raccolte di racconti El desguace (2007) e Fuera de temario (2010), e altre due di microstorie: Personajes secundarios (2015) e Zoom. Ciento y pico novelas a escala. Ha vinto vari premi di narrativa breve e brevissima e figura tra gli autori contemporanei di riferimento in diverse antologie dedicate a questi generi letterari.