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Mr Zombie Orchestra: a volte il liscio ritorna!

di Michele Orvieti

Ho incontrato Alberto Bazzoli all’interno del suo splendido studio di registrazione dall’immaginifico nome “L’amor mio non muore”, situato in provincia di Forlì.
Si tratta di uno studio interamente analogico con strumentazione vintage nato dall’esigenza di proporre un’alternativa alle odierne tecniche standard di registrazione e produzione musicale (uno dei motti è “fuck the digital era”).
Ho conosciuto Alberto alcuni anni fa quando era membro di un ensemble musicale che, come oggi sanno fare solo in pochi, riesce a far vibrare contemporaneamente le corde dell’intensità emotiva, della complessità formale e della preziosità timbrica: il Collettivo Ginsberg. Si tratta di un progetto nato nel 2004 e la scelta del termine “collettivo” definisce la pluralità delle persone, dei musicisti e degli artisti collaterali che hanno collaborato. Il riferimento ad Allen Ginsberg riflette la ricerca di uno stile letterario ben definito, con richiami a contenuti onirici e riflessivi, dalla beat generation ai poeti dialettali romagnoli. La loro musica ha radici profonde e articolate, mulatte, guarda alla tradizione come fonte d’ispirazione per creare qualcosa di nuovo, liberamente, senza vincoli stilistici o di genere. Dopo due autoproduzioni, un EP uscito nel 2012, l’LP Asa Nisi Masa del 2013 e un tributo ai Doors uscito nel 2014, il Collettivo Ginsberg approda al suo album adulto, Tropico, che esce nel settembre 2016 proprio per l’etichetta L’amor mio non muore (che aveva già pubblicato Portobello, il disco dei Supermarket, dei quali abbiamo parlato nella scorsa puntata).
Questo per fare una panoramica e collegare alcuni punti.
Ma è di un altro progetto di Alberto che ci occuperemo in questo numero. E ce ne parlerà lui stesso.

«Mr Zombie Orchestra è un quartetto di cui fanno parte, oltre a me alle tastiere, Riccardo Morandini (chitarra elettrica), Gabriele Laghi (contrabbasso elettrico), Eugenio Primo Saragoni (batteria).
I membri del gruppo sono la costola strumentale del Collettivo Ginsberg. Il quartetto nasce infatti nel 2012 proprio dall’esperienza accumulata in otto anni di Collettivo: a un certo punto provai il desiderio di coinvolgere i musicisti con cui suonavo più spesso nell’esplorazione della musica da ballo di una volta. Inizialmente l’idea era più vasta: nel repertorio c’erano tanghi e swing, oltre ad alcuni brani di musica da ballo romagnola. Il progetto nasceva come “un quartetto elettrico che stravolge il repertorio della musica da balera”. Tutti i partecipanti stavano vivendo il loro “periodo jazz” e io ero stato a New Orleans di recente: questa esperienza mi mise prepotentemente a confronto con le mie radici musicali. Perché non affrontare con le forme e gli strumenti del jazz e dell’improvvisazione le musiche tradizionali dei luoghi attorno a me? La prima forma del progetto prevedeva brani piuttosto disparati del repertorio ballabile: tanghi, valzer, swing, ballate e grandi classici, conditi con molta improvvisazione (elemento che poi abbiamo parzialmente accantonato).
Abbiamo registrato un primo disco per Velut Luna, etichetta audiofila padovana diretta da Marco Lincetto, dal titolo Someone like it zombie!: tutte reinterpretazioni di brani classici, come ad esempio “Tramonto” di Secondo Casadei.
L’anno successivo ci siamo accorti che attorno a noi altri musicisti stavano mettendo a punto ricerche sonore sul liscio. Ricordo che durante la registrazione del secondo disco, stavolta interamente dedicato al repertorio di musica romagnola, mi accorsi della nascita del progetto “Dal vangelo Secondo” di Vanni Crociani (dedicato appunto alle musiche del padre del liscio) e dei progetti sul liscio del jazzista bolognese Guglielmo Pagnozzi. Rimasi molto stupito da quante realtà si stessero muovendo nella stessa direzione pur essendo all’oscuro l’una dell’altra!
I lavori attorno al secondo disco si concretizzarono nell’album C’era una volta in Romagna, uscito sempre per Velut Luna, registrato con uno studio mobile all’interno del teatro abbandonato di Brisighella, in provincia di Ravenna, e dedicato esclusivamente alle musiche di Secondo Casadei, a parte un brano di Ivano Nicolucci e uno di Ferrer Rossi. In questo disco l’improvvisazione, pur restando un elemento caratterizzante, si è persa un poco in favore degli arrangiamenti (rimanendo però determinante nei live). Con questo lavoro abbiamo avuto modo di farci conoscere diffusamente, incontrando Riccarda Casadei, partecipando a La Notte del Liscio e suonando parecchio in giro.
Arriviamo al 2015 quando ci ritroviamo per registrare l’album che avrebbe potuto essere “il disco della maturità”: Gli eroi del liscio (in copertina una piadina accoltellata!), composto per metà di brani strumentali originali creati rielaborando le musiche romagnole approfondite nel corso degli anni e per metà di pezzi virtuosistici del tardo repertorio liscio, che puntavano soprattutto sul lato “atletico” dell’esecuzione.
Si tratta sicuramente del disco più rappresentativo dei Mr Zombie
Orchestra, ma non è mai uscito per il progressivo disgregarsi della band. La bella notizia è che ho da poco deciso di far uscire comunque questo album entro il 2017.
I Mr Zombie Orchestra hanno sempre puntato sul “ribaltamento dei canoni del liscio”, coi temi dei traditional eseguiti spesso da chitarre distorte, synth, organi hammond. Abbiamo sempre cercato di mantenere i tempi dei brani originali e di conservare, seppur rielaborata, la distinzione dei tre balli topici (valzer, mazurka e polka). Anche se poi le mazurke sono diventate negli anni sempre più ritmi “afrobeat” e le polke si sono trasformate in brass parade di New Orleans. Pur cercando di mantenerci fedeli ai temi dei brani di liscio, sono cambiate le sonorità, gli arrangiamenti ed è stata inserita l’improvvisazione, rock, sgangherata ma pur sempre in stile.
A differenza degli altri componenti del gruppo, in casa mia il liscio non è mai entrato: l’ho ascoltato per la prima volta quando ho iniziato a raccogliere elementi per Mr Zombie Orchestra. Ho avuto una folgorazione in occasione del viaggio a New Orleans: lì, andando in giro, vedevo la musica di New Orleans emergere dalle strade, dai palazzi, dalla gente. Così anche in Romagna: se hai ascoltato almeno due volte nella vita il liscio e sei stato nella piazza centrale di Sant’Arcangelo di Romagna o di Forlì… ritrovi il liscio nelle strade, nei palazzi, nella gente. Il liscio è la musica che trasuda dai luoghi della Romagna. Quindi, anche se non è mai entrato in casa mia e non ha accompagnato la mia infanzia… da quando ho iniziato ad approcciarlo è come se l’avessi ascoltato per tutta la vita. Da grande appassionato di musica ho fatto molte ricerche e accumulato quanto più materiale possibile sull’argomento (a casa sono pieno di vinili di liscio!).
Le due canzoni che ho scelto sono due brani scritti a quattro mani da Secondo e Raoul Casadei negli anni ’70. “Mia cara gioventù” è uno shake: in questa sorta di personalissimo “testamento”, Secondo Casadei immaginava come, nonostante in quel periodo i ritmi ballabili americani andassero per la maggiore, ad arrivare ai posteri sarebbero stati invece i suoi valzer. Abbiamo voluto rifare questo brano perché rappresentava bene quel movimento di riavvicinamento di molte band al repertorio del folk romagnolo. Lo abbiamo reso più lugubre, vicino a certe atmosfere alla Marc Ribot: d’altronde ci siamo chiamati Mr Zombie Orchestra proprio per richiamare l’idea di non-morto, l’idea di qualcosa che comunque… ritorna!
L’altro brano è una polka e si chiama “La droga”. È un pezzo molto simpatico che in sostanza dice: “Invece di drogarti vieni con me, balla, baciami e facciamo l’amore”. Noi l’abbiamo registrato per l’ultimo nostro album e l’abbiamo rifatto decisamente e completamente punk.»

Mia cara gioventù
Ballate pur lo shake,
la grande novità,
che, oltre ai monti e al mare,
han portato qua.
Si salta su e giù,
si gira qua e là,
son tutti ritmi strani e melodie di tribù.
Mia cara gioventù, vedrete che verrà,
che anche questa nuova danza sparirà.
Mia cara gioventù,
io non ci sarò più
ma sono certo che un mio valzerino resterà.

La droga
Se vuoi provare l’effetto che ti fa la droga lasciati baciare.
Il mondo gira gira, tu per non cadere stringiti al mio cuor.
La droga è quella cosa che ti fa sognare e poi ti fa morire:
vent’anni sono belli, lascia via la droga, vieni a far l’amor.

Secondo e Raoul Casadei