CARIE

LA RIVISTA CHE VA ALLA POLPA

di Lina Vergara Huilcamán

Quando ho visto la pagina web di questa rivista letteraria specializzata in racconti brevi illustrati, mi sono chiesta chi fossero e perché lo facessero, mi sono chiesta perché si fossero chiamati Carie e se avessero una qualche connessione con gli studi dentistici. Mi sono chiesta se si fossero ispirati al padre di Willy Wonka o se fossero dei fondamentalisti dell’igiene dentale consacrati al filo interdentale come me. Ho scritto loro, mi hanno risposto subito, ci siamo incontrati brevemente in fiera a Bologna, e poi ho avuto il piacere di conoscere e ospitare a casa mia tre dei nove membri di Carie allo scopo di condividere con voi il loro lavoro, ma soprattutto il loro sogno.

Davide: Il progetto nasce sul riunito (la sedia del dentista) dello studio di Ilaria, dove io ero il paziente e lei l’igienista. Si discuteva del livello culturale delle persone in generale e per scherzo ci siamo detti che lo si potrebbe alzare fornendo ad esempio in uno studio dentistico qualcosa di diverso rispetto alla rivista di gossip. Ci siamo detti che si poteva fare un esperimento letterario. Lei è una forte lettrice e io all’epoca ero già al mio quinto/sesto anno di corsi di scrittura creativa. E così ho proposto questo esperimento sociale a un corso di scrittura che stavo frequentando in quel momento e al quale partecipava anche Giorgio. Carie è nata proprio così, per gioco! Adesso siamo un gruppo di amici, ma all’inizio forse ero l’unico che li conosceva tutti più o meno, Pia è mia moglie, Ilaria la mia igienista, la grafica conosceva Manuela, Andrea è il marito di Manuela, e gli altri sono tutti compagni dei corsi. I primi mesi era solo un pourparler, poi nella tarda primavera del 2016 ci siamo messi all’opera e il 15 ottobre 2016, compleanno di Calvino e di Manuela fanatica di Calvino, è uscito il primo numero.
Pia: Siamo in  nove più una grafica di professione ma che non fa parte della redazione, lei non legge i racconti: Davide Genta, Giorgio Ghibaudo, Pia Taccone, Giulia Muscatelli, Manuela Barban, Andrea Ciardo, Roberta Bracco, Paolo Battaglino, Ilaria Carretta, e la grafica Orietta Martinetto.
Giorgio: Ognuno di noi ha un’attività e una competenza diversa che è riuscito a portare nel team: Pia la cura degli illustratori, Manuela e Andrea il sito, c’è chi si occupa di facebook, di twitter, di instagram...
Abbiamo iniziato a raccogliere racconti tra i nostri docenti dei corsi di scrittura, tra  persone che come noi frequentavano il corso, o negli ambienti letterari che frequentiamo. Adesso stanno arrivando tantissimi racconti, ce ne sono già arrivati 390, e tutti e nove li leggiamo dall’inizio alla fine, in modo da poter esprimere ognuno il proprio giudizio e infine prendere le decisioni sempre a maggioranza. Vogliamo che i racconti siano più vari possibile, raccogliamo tutti i generi letterari e l’unico vincolo è la lunghezza massima di ventimila battute spazi inclusi. Niente poesia perché non saremmo in grado di giudicarla.
Davide: Chi ci scrive sono persone dai 19 ai 70 anni, di tutte le professioni, non solo professori e professoresse...
Giorgio: E non sono solo racconti autoreferenziali, la narrazione diventa molto trasversale, per il modo di scrivere, per gli argomenti trattati, perché essendo persone diverse vedono le cose in modo diverso.
Davide: Abbiamo anche scoperto che ci sono degli scrittori che si definiscono di tematica odontoiatrica, specializzati in racconti odontoiatrici, ma non ci hanno ancora mandato un racconto… però un romanzo sì.
Pia: Definiti i racconti che andranno sulla rivista si passa all’editing, ovvero a Giulia che è editor di mestiere.
Tutti e tre: Ci riuniamo una volta al mese, anche di più, dipende da che cosa dobbiamo discutere. Siamo tutti di Torino.
Giorgio: Una volta fatto tutto per i testi, Pia cerca gli illustratori più adatti a quella tematica.
Pia: Io sono un’illustratrice esordiente, ho finito il master da un annetto. Coordino gli illustratori per Carie, all’inizio erano i miei compagni di corso, ma adesso man mano ci scrive sempre più gente e io esamino tutte le proposte. Gli illustratori li conosco di persona, anche se ci stanno arrivando molte richieste dai social e io poi cerco di conoscerli comunque di persona, perché l’illustrazione è fatta apposta, sul testo fornito, e ci vado con calma a scegliere chi la dovrà fare. Dopo aver scelto l’illustratore gli do circa un mesetto per realizzarla. Non paghiamo ma sono sempre stati tutti molto disponibili. Finora sono stati tutti molto contenti e sono entrati tutti subito nel mood, e per me è un grandissimo risultato.
Davide: E tutti gli scrittori si sono sentiti molto soddisfatti!
Pia: Anzi, sono nate amicizie e collaborazioni tra scrittori e illustratori, delle coppie creative. L’illustrazione viene sempre regalata stampata all’autore del racconto, in formato 21x21 con il nome dell’illustratore e il titolo, e Carie scritto sotto. Vorremmo anche fare delle mostre e magari vendere le stampe per ripagare l’illustratore in qualche modo. Stiamo cercando degli sponsor per stampare la rivista e poter aver anche un piccolo gruzzolino per pagare gli illustratori che ci fanno un lavoro apposta.
Giorgio: Le illustrazioni sono quadrate, così vanno bene su instagram e su facebook. Ci preoccupiamo di muovere i racconti e le illustrazioni anche dopo la loro pubblicazione, attraverso i social, postandoli a posteriori magari in occasioni speciali. A noi piace stare dietro alle persone che ci stanno aiutando a mandare avanti la rivista, pubblicando e condividendo i loro eventi sui nostri social.
Pia: Dal sito si può scaricare il pdf dei tre numeri gratuitamente, o leggerlo online. Il pdf viene stampato bene, noi puntiamo tanto sull’illustrazione, e quindi stiamo attenti a non profanarla con la stampa. Abbiamo avuto due grandi modelli per fare la rivista: Illustrati e Cuentos para el Andén, una rivista della metropolitana di Madrid, di cui abbiamo incontrato i curatori, con i quali abbiamo fatto una bella chiacchierata.
Davide: L’idea è quella di collegarci agli ordini, abbiamo molti dentisti che ci seguono, ma adesso stampiamo troppo poco per poter essere nei loro studi.
Pia: Abbiamo anche aziende legate all’odontoiatria che ci seguono, una nostra particolarità negli eventi che organizziamo è che abbiamo sempre gadget legati al mondo odontoiatrico, quindi spazzolini, fili interdentali, collutori, spray orali. Facciamo sacchettini con il gadget e il nostro segnalibro.
Giorgio: Quando abbiamo presentato per la prima volta Carie, c’erano più di duecento persone e al Circolo dei Lettori di Torino più di cento. Abbiamo regalato gli spazzolini, spazzolini da dentiera, colla da dentiera...
Davide: Tutti noi di Carie pensiamo che scrivere e leggere sia un’attività sociale, per questo la rivista deve essere gratuita e diffusa il più possibile. Siamo POP, siamo contro la visione della lettura e della scrittura chiusa in stanzette blindate solo per intellettuali.
Pia: All’inizio volevamo essere solo online, ma la richiesta della gente è stata tale che l’abbiamo stampata.
Giorgio: Anche quella stampata non la vendiamo, per questo vogliamo uno sponsor, per riuscire a stamparla e distribuirla gratuitamente in maggior quantità e uscire quattro volte l’anno, un trimestrale.
Davide: Quando ho pensato a darle un nome ho pensato a Il Male, una rivista degli anni ’80/’90 che peraltro penso di aver solo sleggiucchiato, ma ho collegato Male a Carie. È una cosa che va direttamente al centro della narrazione, è sul nervo, nel titolo ci deve essere qualcosa che ti dà una scossa. Per noi l’idea di vedere Carie cartacea in mano a un ragazzo della periferia di una città sarebbe un regalo...

Non ho trascritto l’altra ora e passa di conversazione e scambio di fumetti francesi e non, assolutamente da leggere, o di libri illustrati e romanzi. Tutte le piccole sollecitazioni che si ricevono e ci si scambia tra appassionati di certi generi letterari, e per cui alla fine si capisce la ragione dell’intesa. Ma sono certa che se prenderete in mano la loro rivista, o se la leggerete a schermo, vorrete entrare in questo piccolo grande club di persone che ci credono, indipendentemente dal guadagno (zero) e dal tempo dedicato (tanto), per dialogare con loro di questa passione che ci accomuna: il piacere per la lettura. La lettura come intrattenimento.