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LO ZUCCHERO FILATO, IL TANDEM, IL PEDALÒ

INTERVISTA CON MIRCO MARIANI

di Michele Orvieti

Quando mi è stato proposto di parlare di “liscio” ho subito pensato che mai come in questi ultimi tempi il liscio romagnolo è stato percorso in lungo e in largo, riveduto, trasformato, ibridato, riproposto. E questo grazie a nomi quali L’Orchestrina di Molto Agevole di Enrico Gabrielli, Extraliscio di Mirco Mariani, Mr. Zombie, Sacri Cuori Social Club e prima ancora Elio e le Storie Tese insieme a Raoul Casadei (solo per citarne alcuni).
Ma andiamo per ordine.
Il liscio (l’“andar via liscio”, dalle movenze dei ballerini che scivolano strusciando i piedi) è un genere musicale e un ballo di coppia formalizzato in Romagna tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Ventesimo secolo, sovrapponendo la triade mazurka/valzer/polka (nata nella Mitteleuropa nel XVIII e XIX secolo) alle prime influenze sudamericane penetrate all’inizio del Novecento, al jazz degli anni Venti e all’invenzione delle “balere”, grandi saloni adibiti a pista da ballo con servizio bar dove si pagava per ogni ballo. Nomi di riferimento per la storia del liscio sono: Carlo Brighi (primo violino dell’orchestra di Toscanini ma anche inventore della prima balera a Bellaria nel 1910), Secondo Casadei (l’inventore del liscio moderno) e il nipote Raoul Casadei.
Sicuramente la più variopinta e scoppiettante reinterpretazione del liscio degli ultimi tempi è rappresentata dal progetto Extraliscio, ordito dal cantautore Mirco Mariani (già noto con la sigla Saluti da Saturno e per le sue tante collaborazioni con Vinicio Capossela) con la complicità dei musicisti di liscio Moreno Conficconi “Il Biondo” e Mauro Ferrara.
Incontro Mirco Mariani all’interno del suo Sancta Sanctorum, quella camera delle meraviglie chiamata Labotron, studio/laboratorio bolognese che raccoglie la sua collezione di meravigliosi strumenti musicali vintage, spesso dimenticati, dai nomi immaginifici quali Mellotron, Memotron, Optigan, Ondioline, Clavioline, Dulcitone…
E l’argomento cade quasi subito sul liscio, sulla romagnolità e sulla Romagna, su Extraliscio e l’album Canzoni da ballo uscito nel febbraio del 2016.
Non c’è persona migliore per inaugurare questa rubrica e cercare di analizzare lo stato dell’arte del liscio, oggi.

«Il primo gruppo che ho avuto, siamo negli anni Novanta, si chiamava Mazapegul, e io già lo definivo “orchestra spettacolo”: il pallino del liscio, da buon romagnolo, ce l’ho sempre avuto dentro.
La prima volta che ho iniziato veramente a mettere le mani nell’“affaire liscio” fu quando, col mio progetto Saluti da Saturno, partecipammo come ospiti alla trasmissione di RAI Radio Due “Caterpillar” e il bravo Paolo Maggioni mi disse: “Tu sei proprio la persona che dovrebbe rinverdire la musica romagnola e il liscio… mi piacerebbe parlare di te e di questa cosa”. Da qui partì la scintilla!
Dopo questo evento, in maniera altrettanto casuale conobbi il clarinettista, band leader e personaggio carismatico del liscio Moreno Conficconi. Assieme a lui ebbi il privilegio di incontrare anche Riccarda Casadei, titolare delle Edizioni Casadei Sonora e figlia del re del liscio Secondo Casadei.
Ma se dobbiamo andare ancora più indietro con la memoria ricordo ancora quando il maestro della banda di paese mi portava in macchina a Cesenatico, al Green Park, per le stagioni estive, dove suonavo la batteria nelle orchestre di liscio (e io non ci volevo andare perché in quel periodo ascoltavo soltanto i Weather Report!) ed ero l’unico giovane in mezzo a musicisti piuttosto anziani, settanta/ottant’anni, dei quali ricordo un grande altruismo nei confronti della musica e del pubblico. Ecco, questa è una cosa che mi si è appiccicata addosso e che vorrei riportare nella mia musica.
Ascoltando bene il liscio, entrandoci dentro, si apre un mondo ricchissimo e spesso difficile da spiegare. Nonostante la grande compromissione col mercato discografico, nel liscio vive ancora una potente “malinconia”, miraggio di quando la musica ancora funzionava ed era importante per la gente.
Ho viaggiato molto nei Paesi dell’est: Macedonia, Bulgaria, Albania, Romania. Qui, una delle prime cose che ti viene prepotentemente addosso è proprio la musica, una musica dalla forza disumana. Adesso, dopo essermi addentrato nel mondo della musica folkloristica romagnola, trovo degli enormi paralleli, dove il liscio è musica incredibile, vera, fatta da musicisti, nata dalla terra, magica e infinita.
Un concerto di liscio è prima di tutto uno spettacolo e un evento del quale non è possibile determinare la durata (si va avanti finché la gente ha voglia di ballare!).
Trovo dei paralleli tra circo e liscio nella sua parte più celeste, aerea: Fellini! Quando guardi i film di Fellini, e ti concentri sui suoi potentissimi primi piani, sulle facce… ecco, questi volti li ritrovo spessissimo nei personaggi del “circo” del liscio, personaggi potenti e profondi, variopinti, caratteristici, legati a mondi fantastici, epici.
La romagnolità. La romagnolità è lo zucchero filato, il tandem, il pedalò. Anche se io sono un romagnolo dell’Appennino, la romagnolità è per me quella specie di tutto-tutto/niente-niente, quell’essere eleganti ma anche un po’ kitsch, l’essere un po’ sbruffoni, quello che si definisce lo “sborone” romagnolo. È una cosa che sento molto mia anche se, appunto, vengo dalla Romagna dell’Appennino, le cui caratteristiche sono un poco differenti.
Come ti dicevo prima, il progetto Extraliscio è nato da quell’incontro fortuito tra me, Riccarda Casadei e Moreno Conficconi. Ai tempi però nessuno sapeva cosa sarebbe diventato Extraliscio.
Muoversi attorno al liscio non è affatto facile perché è musica con una personalità talmente dichiarata che è troppo facile sforare nell’ironia, nello sgambetto, nello sberleffo.
Allora, il mio primo approccio è stato attraverso la forma canzone. E mi sono soffermato sui testi del liscio: il tandem, lo zucchero filato, il pedalò, frasi come “il vento cancella dalla sabbia i ricordi, ma dal cuore no, il vento non può…”, frasi che ti fanno veramente capire cos’è Cesenatico d’estate!
Il tutto comunque condito da un aspetto strumentale nel quale nuovamente tornava la viscerale vicinanza con le trascinanti musiche dell’Est Europa.
Il testo dunque è stato il primo aspetto che ho esaminato: brani come “Ciao mare” (Non c’è più la vela bianca / con l’inverno c’è il gabbiano / e l’estate del mio amore / è un ricordo ormai lontano), “Riviera romagnola” (Rimini, Cervia, Riccione, ogni luogo insegna una canzone…). “Il passatore” ad esempio potrebbe essere benissimo interpretata da Fabrizio De André: “Questa è la triste storia del Passator Cortese / che sul Lamone un giorno morì per tradimento. / Portato lungo i borghi per farlo disprezzare / ci fu per lui chi pianse, chi un fiore gli gettò”.
Infine sono andato a rimpastare questi vari aspetti cercando soprattutto di togliere da tutto questo la deriva “karaoke” che purtroppo il liscio sta vivendo negli ultimi anni (quella dolorosa compromissione con l’industria discografica di cui parlavo prima).
Il futuro di Extraliscio invece si concentrerà esclusivamente sull’aspetto strumentale. Vorrei, come è successo alle musiche dell’Est Europa, alla musica spagnola e a quella cubana, far uscire violentemente dalla loro terra le musiche liscio. A tal fine ho cercato di scattare un’istantanea, di fermare nel tempo due musicisti topici del liscio quali il clarinettista Moreno Conficconi e la star del sassofono Fiorenzo Tassinari, due musicisti che suonano assieme da trent’anni e sono arrivati probabilmente allo zenit del loro feeling. Alla batteria Luca Bergamini, fuoriclasse dello strumento, parallelo liscio di star del jazz come Paul Motian ed Elvin Jones. Quindi Alfredo Nuti alla chitarra e Paolo Rinaldi al basso.
Abbiamo registrato in quintetto questo doppio cd strumentale, dove il primo cd, chiamato “la piadina”, conterrà brani dal suono molto tradizionale, col libretto interamente scritto in dialetto romagnolo. L’altro cd, quello “futuristico”, con identica scaletta di brani, conterrà la trasfigurazione dei brani precedenti, e il suo libretto sarà internazionale, con testi scritti in inglese.
Oltre al liscio, ho un altro grande amore: sono da tempo un accanito lettore del fumetto Alan Ford di Magnus e Max Bunker. In un numero piuttosto recente c’è una storia dal titolo “Neve Nave Nove” che mi ha colpito particolarmente fino a farlo diventare uno dei miei numeri preferiti.
Ho tolto il “nove” e ho scritto una canzone che si chiama “Nave di neve”, la storia di una barchetta piuttosto giovane e inesperta che decide di fare il primo viaggio nelle acque dell’Adriatico, ma non ricorda di essere una barchetta fatta di neve: quindi, durante la navigazione inizia a sciogliersi e non le resta altra scelta che farsi spuntare un paio di ali per continuare il viaggio volando.»

E con quest’immagine, sognante e lontana, possibile parallelo simbolico della malinconia del liscio stesso, ci sentiamo di chiudere la nostra chiacchierata con Mirco Mariani, per proiettarci verso il prossimo incontro, addentrandoci ulteriormente nel complesso mondo del folk romagnolo e dell’Extraliscio.

ALLA FERMATA
Parole e musica di Mirco Mariani.
Edizioni Musicali: Casadei Sonora, Garrincha Dischi
e Pullini edizioni musicali.

Sono solo alla fermata
forse voglio rotolare
senza freni e mani in tasca fino a qua
voglio rimanere a galla
voglio masticar la gomma
dentro al sacco mille fiori di città

E ritrovare nel silenzio
che interrompe il cielo e ricolora i tuoni
e quel pensiero dal sapor del cioccolato
mi riporterà fin qua

Io vorrei rubarti l’anima
ma la tua anima ancor questo non lo sa
e accarezzar l’arcobaleno fino all’alba
e immaginare un’altra età

Una bolla da scoppiare
la mia barba da bruciare
la fermata più vicina è questa qua
il singhiozzo non dà pace
piano piano alzo la voce
ecco il treno è già partito e se ne va

E quella notte misteriosa s’incammina
per le scale e guarda fuori
fuori dal tempo circondato dalla nebbia
il mio vagone se ne va

Io vorrei rubarti l’anima
ma la tua anima ancor questo non lo sa
e accarezzar l’arcobaleno e immaginare un’altra età
io vorrei toccarti l’anima
e dire al vento di portarti via di qua
nel lungomare di cemento
dentro al bar che non ha tempo e mai
ne avrà

E ritrovare nel silenzio
che interrompe il cielo e ricolora i tuoni
e quel pensiero dal sapor del cioccolato
mi riporterà fin qua

Io vorrei rubarti l’anima
ma la tua anima ancor questo non lo sa
e accarezzar l’arcobaleno e immaginare un’altra età
io vorrei toccarti l’anima
e dire al vento di portarti via di qua
nel lungomare di cemento
dentro al bar che non ha tempo e mai
ne avrà
nel lungomare di cemento
dentro al bar che non ha tempo e mai
ne avrà